Lavoro e occupazione. Tutti noi lo sappiamo; al rientro dalla pausa estiva, il principale problema del Paese sarà l’incremento della disoccupazione. A maggior ragione qui in Lombardia, assisteremo ad un aggravamento della crisi, con un autunno difficilissimo per tutto il mondo del lavoro. Con il rischio drammatico che tutto ciò che si collega ad una crisi di questo tipo, pensiamo ad un problema tragico come quella della sicurezza sul lavoro, ma anche a tutto lo scenario sociale che consegue ad un incremento della disoccupazione, assuma nel prossimo autunno i caratteri di un'emergenza vera e propria. Non sarà un caso se, nella gerarchia dei problemi principali indicati dai lombardi, nella stessa rilevazione di Piepoli, la disoccupazione ha il doppio delle segnalazioni rispetto al tema dell'immigrazione. Un problema che non può più aspettare, a cui dobbiamo incominciare a rispondere proprio qui, in Lombardia, la capitale economica del Paese, proponendo soluzioni efficaci ed alternative all’immobilismo del centrodestra, sia a livello nazionale che locale. La crisi ovviamente non colpirà solo i lavoratori, ma anche le loro imprese, e quel tessuto di piccole e medie imprese lombarde e di artigiani, 727.000 imprese con meno di 20 addetti solo in Lombardia, che da tempo chiede inascoltata, per esempio, una revisione degli studi di settore, una riduzione degli acconti di imposta, un'estensione dell'IVA per cassa anche per le imprese con bilancio sopra i 200.000 euro, una compensazione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, un blocco delle rate dei mutui per 12 mesi per le imprese in crisi etc; le chiede oggi a questo governo, ma le aveva già chieste al nostro governo.
Noi, democratici, dalla Lombardia possiamo essere insieme, gli interlocutori delle richieste di questo che è il tessuto vitale del sistema produttivo italiano, e dei lavoratori stessi che hanno pagato finora il prezzo più alto della crisi. Il lavoro e l'occupazione, con una particolare attenzione al segmento giovanile, e a quella aggravante della crisi del lavoro che è la condizione precaria, dovranno essere al centro della nostra azione politica.
Riforma del mercato del lavoro e progressiva parificazione di tutele tra i lavoratori non sono più rinviabili.
Ma occorre soprattutto far leva sulla formazione in una regione dove spesso il "lavoro subito" viene preferito ad una formazione moderna e completa, dove ci sono meno  laureati della media europea, ma dove anche i giovani più brillanti se ne vanno perché ricerca e innovazione non sono retti da investimenti prioritari. Innovazione ambientale, comunicazione, biotecnologie dovrebbero vedere in Lombardia la punta avanzata della ricerca e di produzione di alta qualità.
Scuola, scuola, scuola: non è per noi uno slogan, ma una scelta che punta sulla cittadinanza competente come leva di sviluppo.
© 2009 Emanuele Fiano