20 Ottobre 2009
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Verso il Congresso Nazionale
Sanità. A dieci anni dall’approvazione della legge di ri-organizzazione del sistema socio-sanitario, la spinta all’aziendalizzazione della sanità lombarda da un lato ha rafforzato i presidi di eccellenza, dall’altro ha indebolito la capacità di erogazione dei servizi socio-sanitari sul territorio (poliambulatori, servizi di medicina generale, servizi pediatrici, prevenzione), producendo il sovraccarico di domande rivolte agli ospedali, con il conseguente allungamento delle liste di attesa e la crescente difficoltà di assicurare forme di cura e assistenza post-acuzie.
Servizi socio-educativi. Il Fondo per i non autosufficienti e le risorse destinate alle politiche di sostegno per la prima infanzia si sono in questi anni attestate su un profilo minimalista. Per quel che concerne gli asili la copertura stimata è tra l’11 e il 12%, mentre gli obiettivi di Lisbona prevedevano il 33%. Il modello della libera scelta, gestito attraverso il ricorso ai voucher, va integrato con soluzioni che impediscano il riprodursi di situazioni di marginalità. Su questo fronte la Regione ha mostrato una capacità di intervento largamente al di sotto delle aspettative. Le donne, che in Lombardia godono di livelli occupazionali fra i più alti in Italia, e le famiglie, vittime di lunghe file di attesa e di meccanismi di accreditamento insufficienti a garantire adeguati standard di servizio, sono le categorie che sopportano i costi maggiori di un sistema che privilegia la libertà di scelta dell’utente rispetto alla qualità dell’offerta educativa fornita.
Servizi socio-educativi. Il Fondo per i non autosufficienti e le risorse destinate alle politiche di sostegno per la prima infanzia si sono in questi anni attestate su un profilo minimalista. Per quel che concerne gli asili la copertura stimata è tra l’11 e il 12%, mentre gli obiettivi di Lisbona prevedevano il 33%. Il modello della libera scelta, gestito attraverso il ricorso ai voucher, va integrato con soluzioni che impediscano il riprodursi di situazioni di marginalità. Su questo fronte la Regione ha mostrato una capacità di intervento largamente al di sotto delle aspettative. Le donne, che in Lombardia godono di livelli occupazionali fra i più alti in Italia, e le famiglie, vittime di lunghe file di attesa e di meccanismi di accreditamento insufficienti a garantire adeguati standard di servizio, sono le categorie che sopportano i costi maggiori di un sistema che privilegia la libertà di scelta dell’utente rispetto alla qualità dell’offerta educativa fornita.




