Il Partito  e il segretario della Lombardia non possono attendere le scelte di Roma. Il tema dell’autonomia caratterizzerà, qualora fossi eletto, tutta la durata della mia segreteria. Il PD lombardo sarà un pezzo del PD nazionale, senza assecondare derive separatiste, senza vittimismi e lamentele, senza scaricare sul gruppo dirigente nazionale la responsabilità delle proprie sconfitte. Ma sarà, nello stesso tempo, un partito con la schiena diritta, autonomo e responsabile.
La Lombardia deve pesare nelle scelte politiche nazionali, nei contenuti, e nei grandi messaggi che il nostro partito deve lanciare al paese. La precondizione affinché si realizzi questo obiettivo è che la scelta del segretario regionale non sia condizionata e dipendente dalle correnti politiche nazionali.
Ogni scelta è legittima e non si tratta di nascondere le proprie scelte di mozione. Si tratta di parlare da democratici lombardi di Lombardia ai lombardi.
Servono partiti regionali dotati di risorse e di forte autonomia politica, ma in un quadro di regole nazionali semplici e chiare.
Bisogna rifare lo Statuto Nazionale ma anche quello Regionale va semplificato. Le primarie per eleggere i Segretari provinciali appaiono sproporzionate , così come le eccessive incompatibilità. Ci interessa la qualità delle persone e della dirigenza e non l'uso quasi ideologico delle regole per limitare l'accesso alle cariche. Diamo spazio una volta per tutte alla politica. Il PD merita di essere un partito in cui "il professionismo" lascia spazio al gusto anche del volontarismo; non ci serve "tecnicalità" ma abbiamo invece  bisogno di passione, cuore e tante idee.
I nostri circoli sono la  base vitale delle nostra organizzazione, in quanto hanno mischiato vecchio e nuovo portando alla politica attiva per la prima volta tante donne e uomini, tanti giovani. Altrimenti non si capirebbe per quale motivo, al di là di taluni eccessi che la discussione statutaria inevitabilmente prese anche a seguito della straordinaria novità di un partito di elettori (e non solo di iscritti), quella discussione ci vide tutti impegnati in un profondo sforzo di innovazione politica (e di cultura organizzativa). La vera sfida del PD si connota proprio rispetto alla ricerca di un possibile equilibrio e di una possibile sintesi fra due catene di rappresentanza, quella degli iscritti e quella degli elettori, che apparentemente sembrano inconciliabili l'una con l'altra. Una sfida non semplice, anche se - e non possiamo nascondercelo - dietro a quel modello di partito vi era la scommessa di restituire credibilità (e legittimazione democratica) alla politica.   
Diamo spazio ai militanti, agli iscritti, ai tanti volontari di ogni età che fanno politica solo perché  provano gusto a farla.
Valorizziamo i nostri  amministratori , ancora numerosi, che rappresentano le nostre idee nella fatica quotidiana.
Utilizziamo a fondo ed in modo coordinato i nostri Parlamentari e Consiglieri regionali. Insieme siamo una grande squadra. Se ognuno va per la propria strada siamo solo una somma di debolezze.
Noi ci rivolgiamo a  tutti coloro che credono nel progetto del Partito Democratico. A tutti coloro che non vogliono sentirsi sconfitti prima di gareggiare.
© 2009 Emanuele Fiano