20 Ottobre 2009
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Verso il Congresso Nazionale
Il Partito Democratico deve rialzare la testa in Lombardia, perché il rischio vero e quello della marginalità. Con una consistenza intorno al 21% nella nostra regione, in una condizione di opposizione in 11 province su 12 e in 9 capoluoghi di provincia, noi siamo privi di fatto di un ruolo determinante nel sistema delle relazioni politiche e di una capacità di attrattiva verso l’elettorato più largo, che non ci percepisce come un l’approdo di una rappresentanza efficace e affidabile.
Serve oggi invertire questa tendenza, per ridare fiducia, orgoglio, credibilità a un partito smarrito. Per dare voce e per fare pesare le enormi disponibilità e competenze di cui disponiamo. Per ridare cuore e passione alla nostra battaglia politica.
E’ ora di alzare la testa e di riprendere il cammino di una estesa rappresentanza sociale e di una concreta sfida di governo.
Da alcune parti si valuta l'appuntamento del Marzo 2010 come un "tram" ormai perso che consente di traghettarci direttamente oltre, già verso le elezioni di Milano 2011, come se i nostri elettori potessero essere attratti da un partito che non si considera all'altezza delle sfide immediate più importanti. Un partito che sceglie di non gareggiare nel 2010, non sarà considerato vincente nel 2011. E’ un sentimento da contrastare con forza, a cominciare dallo stesso confronto congressuale. E’ il momento di tirare fuori progetti, idee, persone - e magari orgoglio e originalità culturale e politica senza alcuna forma di subalternità - che dimostrino la nostra volontà di vincere le prossime elezioni regionali, perché non esistono sconfitte annunciate e, in ogni caso, ci sono sconfitte e sconfitte. Quella che abbiamo alle spalle e che ha praticamente azzerato la nostra rappresentanza di governo nelle principali amministrazioni lombarde è una sconfitta mortificante.
Noi vogliamo vincere in Lombardia, offrire una prospettiva alternativa al solito Formigoni a chi vive i fallimenti quotidiani del cosiddetto "modello lombardo" , dare un senso alla vita politica quotidiana delle migliaia di nostri iscritti che ogni giorno nei circoli, fanno vivere il nostro partito.
Solo se si vince in Lombardia si vince in Italia. Solo se il vento cambia in Lombardia può cambiare in Italia.
Perché il vento cominci a cambiare serve innanzitutto un’ opposizione dura, competente, intransigente alla maggioranza che guida il Pirellone.
Non vogliamo fare nessuno sconto al sistema di potere formigoniano e vogliamo denunciare le storture di quindici anni di gestione privatistica e burocratica: nella gestione lottizzata della sanità, nel consumo spregiudicato del territorio e dell'ambiente, nella gestione superficiale delle crisi occupazionali, nel sistema inadeguato della formazione professionale, nella irrilevante promozione della cultura, nei ritardi delle infrastrutture, nella disastrosa gestione della mobilità su ferro dei pendolari, nella mancanza di risposte sul tema della casa, nell’aumento penalizzante dei canoni, nel fallimento del tanto sbandierato sistema aeroportuale lombardo, nell’uso propagandistico del tema della sicurezza, nell’assenza di politiche per l’integrazione e per l'immigrazione.
C’è un grande lavoro da fare per riportare la Lombardia alla sua funzione storica di locomotiva del Paese. Dal progetto del Partito Democratico della Lombardia, deve venire una spinta fondamentale per il rinnovamento necessario per il Partito Democratico nazionale.
Quel lavoro possiamo farlo solo noi, mettendo in campo una nuova classe dirigente.
Serve oggi invertire questa tendenza, per ridare fiducia, orgoglio, credibilità a un partito smarrito. Per dare voce e per fare pesare le enormi disponibilità e competenze di cui disponiamo. Per ridare cuore e passione alla nostra battaglia politica.
E’ ora di alzare la testa e di riprendere il cammino di una estesa rappresentanza sociale e di una concreta sfida di governo.
Da alcune parti si valuta l'appuntamento del Marzo 2010 come un "tram" ormai perso che consente di traghettarci direttamente oltre, già verso le elezioni di Milano 2011, come se i nostri elettori potessero essere attratti da un partito che non si considera all'altezza delle sfide immediate più importanti. Un partito che sceglie di non gareggiare nel 2010, non sarà considerato vincente nel 2011. E’ un sentimento da contrastare con forza, a cominciare dallo stesso confronto congressuale. E’ il momento di tirare fuori progetti, idee, persone - e magari orgoglio e originalità culturale e politica senza alcuna forma di subalternità - che dimostrino la nostra volontà di vincere le prossime elezioni regionali, perché non esistono sconfitte annunciate e, in ogni caso, ci sono sconfitte e sconfitte. Quella che abbiamo alle spalle e che ha praticamente azzerato la nostra rappresentanza di governo nelle principali amministrazioni lombarde è una sconfitta mortificante.
Noi vogliamo vincere in Lombardia, offrire una prospettiva alternativa al solito Formigoni a chi vive i fallimenti quotidiani del cosiddetto "modello lombardo" , dare un senso alla vita politica quotidiana delle migliaia di nostri iscritti che ogni giorno nei circoli, fanno vivere il nostro partito.
Solo se si vince in Lombardia si vince in Italia. Solo se il vento cambia in Lombardia può cambiare in Italia.
Perché il vento cominci a cambiare serve innanzitutto un’ opposizione dura, competente, intransigente alla maggioranza che guida il Pirellone.
Non vogliamo fare nessuno sconto al sistema di potere formigoniano e vogliamo denunciare le storture di quindici anni di gestione privatistica e burocratica: nella gestione lottizzata della sanità, nel consumo spregiudicato del territorio e dell'ambiente, nella gestione superficiale delle crisi occupazionali, nel sistema inadeguato della formazione professionale, nella irrilevante promozione della cultura, nei ritardi delle infrastrutture, nella disastrosa gestione della mobilità su ferro dei pendolari, nella mancanza di risposte sul tema della casa, nell’aumento penalizzante dei canoni, nel fallimento del tanto sbandierato sistema aeroportuale lombardo, nell’uso propagandistico del tema della sicurezza, nell’assenza di politiche per l’integrazione e per l'immigrazione.
C’è un grande lavoro da fare per riportare la Lombardia alla sua funzione storica di locomotiva del Paese. Dal progetto del Partito Democratico della Lombardia, deve venire una spinta fondamentale per il rinnovamento necessario per il Partito Democratico nazionale.
Quel lavoro possiamo farlo solo noi, mettendo in campo una nuova classe dirigente.




