Fiano1
Intervista
Ho deciso di candidarmi come segretario regionale lombardo del Partito Democratico.
Come il segretario che in questa regione deve guidare il partito che potrà migliorarla davvero.
Lo faccio nella stagione in cui noi democratici abbiamo scelto di confrontarci nel merito, tra diverse opzioni, per provare davvero a rinnovare noi stessi e la politica, anche attraverso il metodo delle primarie.
Lo faccio come è giusto fare in questa nostra epoca, mettendoci la mia faccia, le mie idee, la mia passione.
Per cominciare, invio il mio saluto a coloro che, con me,
penso a Maurizio Martina e Vittorio Angiolini, competeranno per questo rilevante incarico.
Sono certo di interpretare anche il loro pensiero se affermo che la sfida delle primarie non diventerà, neanche per un momento, una contesa aggressiva. Non ci stiamo avviando verso una guerra, non ci saranno morti e feriti, ostaggi e prigionieri. Le guerre sono qualcosa di tragicamente serio.

La competizione per la segreteria regionale sarà un confronto a tutto campo sulle idee, sui progetti di ciascuno per la rinascita del centrosinistra lombardo, sui programmi per lo sviluppo della Lombardia.
Il giorno dopo le primarie, chiunque sarà eletto dovrà essere il segretario di tutti. Solo un partito unito è un partito credibile e in grado di rimontare la condizione minoritaria a cui siamo inchiodati in Lombardia da un quindicennio.
La mia scelta per il segretario nazionale è convintamente a favore di Dario Franceschini, ma anche in questo caso sono certo che chiunque sarà eletto Segretario, dovrà essere il segretario di tutti, in un partito che rimane unito.
La mia candidatura vuole andare però al di la della mozione nazionale per cui io voterò, perché a partire dalla Lombardia, serve un'idea di partito regionale che non ricalchi gli schemi nazionali.

Innanzitutto mi candido alla segreteria del PD lombardo perché vorrei che noi rialzassimo la testa anche in questo territorio: perché il Partito Democratico è oggi in Lombardia e, in larga parte del Nord Italia, un fenomeno politico irrilevante. Con una consistenza intorno al 20% nella nostra regione, in una condizione di opposizione in 11 province su 12 e in 9 capoluoghi di provincia. In questa condizione, noi siamo privi di fatto di un ruolo determinante nel sistema delle relazioni politiche e di una capacità di attrattiva verso l’elettorato più largo, che non ci percepisce come un l’approdo di una rappresentanza efficace e affidabile. Mi candido per invertire questa tendenza, per ridare fiducia, orgoglio, credibilità a un partito smarrito. Per dare voce e per fare pesare le enormi disponibilità e competenze di cui disponiamo. Per ridare cuore e passione alla nostra battaglia politica.

E’ ora di alzare la testa e di riprendere il cammino di una estesa rappresentanza sociale e di una concreta sfida di governo.
In realtà, in vista delle prossime elezioni regionali, è diffusa una percezione di ineluttabilità della vittoria del centrodestra. Addirittura si considera l'appuntamento del Marzo 2010 come un'occasione già persa, che consente di proiettarsi direttamente oltre, per alcuni già verso le elezioni di Milano 2011, come se i nostri elettori potessero essere attratti da un partito che non si considera all'altezza delle sfide immediate più importanti. Un partito che sceglie di non gareggiare nel 2010, non sarà considerato vincente nel 2011. E’ un sentimento da contrastare con forza, a cominciare dallo stesso confronto congressuale. E’ il momento di tirare fuori orgoglio, progetti, idee, persone che dimostrino la nostra volontà di vincere le prossime elezioni regionali, perché non esistono sconfitte annunciate e, in ogni caso, ci sono sconfitte e sconfitte. Quella che abbiamo alle spalle e che ha praticamente azzerato la nostra rappresentanza di governo nelle principali amministrazioni lombarde è una sconfitta mortificante.
Io intendo battermi e chiedo a tutti coloro che non si rassegnano alle sconfitte di battersi con me, al di là della scelta sulle mozioni politiche nazionali.
Noi vogliamo vincere in Lombardia, vogliamo riconquistare elettori, offrire una prospettiva diversa a chi vive i fallimenti quotidiani del cosiddetto modello lombardo, dare un senso alla vita politica quotidiana delle migliaia di nostri iscritti che ogni giorno nei circoli, fanno vivere il nostro partito.
Solo se si vince in Lombardia si vince in Italia. Solo se il vento cambia in Lombardia può cambiare in Italia. Perché il vento cominci a cambiare serve innanzitutto un’ opposizione dura, competente, intransigente alla maggioranza che guida il Pirellone. Un’opposizione che in questi anni, a parte alcune lodevoli eccezioni, si è sentita e vista troppo poco.
Noi non vogliamo fare nessuno sconto al sistema di potere formigoniano e vogliamo denunciare le storture di quindici anni di gestione privatistica e burocratica: nella gestione lottizzata della sanità, nel consumo spregiudicato del territorio e dell'ambiente, nella gestione superficiale delle crisi occupazionali, nel sistema inadeguato della formazione professionale, nella irrilevante promozione della cultura, nei ritardi delle infrastrutture della mobilità, nella mancanza di risposte sul tema della casa, nell’aumento penalizzante dei canoni, nel fallimento del tanto sbandierato sistema aeroportuale lombardo, nell’uso propagandistico del tema della sicurezza, nell’assenza di politiche per l’integrazione e per l'immigrazione.

C’è un grande lavoro da fare per riportare la Lombardia alla sua funzione storica di locomotiva del Paese. Quel lavoro possiamo farlo solo noi, mettendo in campo una nuova classe dirigente.

La società lombarda boccia l’operato di Formigoni e della sua Giunta su molti temi; basta girare un po’ le province della nostra regione, ascoltare gli agricoltori, gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti per percepirne il malcontento e l’insoddisfazione verso un modello di governo vincente nelle urne, ma che ha fallito la prova del governo.
Non lo dico solo io, non lo dicono solo i malumori sempre più diffusi dei cittadini lombardi, lo dicono anche le rilevazioni demoscopiche.
Nel recente sondaggio pubblicato da Il Riformista e realizzato dall’Istituto Piepoli, solo il 33% del campione ritiene soddisfacenti le politiche giovanili della regione, pari risultato per le politiche ambientali, solo il 41 % promuove quelle dei trasporti, e analogo risultato ottengono le politiche della Giunta regionale per il lavoro, la scuola e l’università, lo sviluppo economico (45 %), guarda caso tutti temi legati al futuro e allo sviluppo.
Lo sanno bene le donne della nostra regione che pagano nel lavoro e nella famiglia una società troppo chiusa alla loro libertà che è condizione della libertà di tutti. Anche il recente sondaggio dell'Ispo di Mannheimer, conferma un rilevante calo di consensi per Formigoni.
Tutti noi lo sappiamo; al rientro dalla pausa estiva, il principale problema del Paese sarà l’incremento della disoccupazione.
Anche qui in Lombardia purtroppo assisteremo ad un aggravamento della crisi, con un autunno difficilissimo per tutto il mondo del lavoro. Con il rischio drammatico che tutto ciò che si collega ad una crisi di questo tipo, penso ad un problema tragico come quella della sicurezza sul lavoro, ma anche a tutto lo scenario sociale che consegue ad un incremento della disoccupazione, assuma nel prossimo autunno i caratteri di un'emergenza vera e propria.
Non a caso, nella gerarchia dei problemi principali indicati dai lombardi, nella stessa rilevazione di Piepoli, la disoccupazione ha il doppio delle segnalazioni rispetto al tema dell'immigrazione.
Un problema che non può più aspettare, a cui dobbiamo incominciare a rispondere proprio qui, in Lombardia, la capitale economica del Paese, proponendo soluzioni efficaci ed alternative all’immobilismo del centrodestra, sia a livello nazionale che locale.
La crisi ovviamente non colpirà solo i lavoratori, ma anche le loro imprese, e quel tessuto di piccole e medie imprese lombarde e di artigiani, 727.000 imprese con meno di 20 addetti solo in Lombardia, che da tempo chiede inascoltata, per esempio, una revisione degli studi di settore, una riduzione degli acconti di imposta, un'estensione dell'IVA per cassa anche per le imprese con bilancio sopra i 200.000 euro, una compensazione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, un blocco delle rate dei mutui per 12 mesi per le imprese in crisi etc...; le chiede oggi a questo governo, ma le aveva già chieste al nostro governo.
Noi, democratici, dalla Lombardia possiamo essere insieme, gli interlocutori delle richieste di questo che è il tessuto vitale del sistema produttivo italiano, e dei lavoratori stessi che hanno pagato finora il prezzo più alto della crisi.
Il lavoro e l'occupazione, con una particolare attenzione al segmento giovanile, e a quella aggravante della crisi del lavoro che è la condizione precaria, dovranno essere al centro della nostra azione politica.
In Lombardia il primo partito è quello dell’astensionismo. Se consideriamo anche lo scontento che si va diffondendo, risulta evidente lo spazio politico che si apre. Tuttavia nonostante i risultati deludenti del centrodestra, la larga parte dei lombardi che boccia la Giunta Formigoni non vede in noi la forza alternativa credibile per guidare il cambiamento di cui ha bisogno.
Il mio compito sarà proprio quello di trasformare il PD nel partito più credibile per far ripartire lo sviluppo in Lombardia.

Il Partito  e il segretario della Lombardia non possono attendere le scelte di Roma.
Il tema dell’autonomia caratterizzerà, qualora fossi eletto, tutta la durata della mia segreteria.
Il PD lombardo sarà un pezzo del PD nazionale, senza assecondare derive separatiste, senza vittimismi e lamentele, senza scaricare sul gruppo dirigente nazionale la responsabilità delle proprie sconfitte.
Ma sarà, nello stesso tempo, un partito con la schiena diritta, autonomo e responsabile.
La Lombardia deve pesare nelle scelte politiche nazionali, nei contenuti, e nei grandi messaggi che il nostro partito deve lanciare al paese.
La precondizione affinché si realizzi questo obiettivo è che la scelta del segretario regionale non sia condizionata e dipendente dalle correnti politiche nazionali.
Ogni scelta è legittima e non si tratta di nascondere le proprie scelte di mozione. Si tratta di parlare da democratici lombardi di Lombardia ai lombardi. Io lo farò.
E mi batterò per realizzare nello Statuto nazionale la proposta che Romano Prodi ha avanzato un mese fa: nelle assemblee congressuali nazionali le rappresentanze  regionali si compongano in proporzione ai voti conquistati nelle ultime elezioni politiche, non agli iscritti.
La vicenda del tesseramento esploso in alcune aree del Sud ha confermato le ragioni della proposta di Prodi.
Nella sola Campania ci sono tanti iscritti quanti si registrano in tutte le regioni del Nord.
Servono partiti regionali dotati di risorse e di forte autonomia politica, ma in un quadro di regole nazionali e in nome di un'etica della politica che contrastino derive correntizie. E’ questa la mia idea di partito. In nome di questa idea e degli impegni che prendo, mi rivolgo a tutti. A tutti coloro che credono nel progetto del Partito Democratico. A tutti coloro che non vogliono sentirsi sconfitti prima di gareggiare.
La mia esperienza politica nel Consiglio comunale di Milano e in Parlamento mi mettono oggi in condizione di avanzare la mia candidatura alla guida del PD lombardo.
Faccio questa scelta consapevole dell’impegno che comporta e delle responsabilità che assumo. Lo faccio anche a nome di coloro che avete conosciuto oggi, di Lucia, della sua forza straordinaria che non l'ha fatta mai mollare, mai abbandonare le sue battaglie per un quartiere più giusto, di Mariangela che si affaccia ora alla professione, che ha speranza nella politica e intelligenza per riuscire, di Maurizio che cerca una politica che lo ascolti a nome di centinaia di migliaia di imprenditori come lui e di milioni di addetti, di Lorenzo il  Sindaco, che conosce il valore della politica come strumento per risolvere i problemi ogni giorno, di Lorenzo che ogni giorno vive il volontariato come spazio di aiuto dove la politica non arriva e di Giuseppe che conosce il mestiere antico e difficile della vita di un circolo come punto di partenza per chiunque viva la politica come servizio; mi candido anche per loro, perché mantengano o ritrovino la speranza e la fiducia che la politica serve a migliorare la vita delle persone come loro.
Lo faccio con il cuore di chi ama la politica e con la mente di chi vede limiti e potenzialità del nostro progetto, convinto di poter essere utile al mio partito e alla mia regione.
© 2009 Emanuele Fiano