la Repubblica 21 ottobre 2009 di RODOLFO SALA
Verso le primarie    
Scintille alla vigilia delle primarie del Pd che si terranno domenica. Parla Emanuele Fiano, candidato alla segreteria regionale per la mozione Franceschini, che mette sotto accusa la gestione del partito lombardo guidato dal bersaniano Maurizio Martina: «Abbiamo bisogno di una maggiore autonomia dai vertici nazionali, basta candidature calate dall´alto». E ancora: «In Lombardia c´è stata una subalternità culturale del Pd rispetto alla destra a partire dalla sicurezza, ma con il voto delle primarie possiamo voltare pagina».

"Il mio Pd contro la destra alzerò la voce con Roma"

Fiano: in Lombardia un partito più autonomo
Con la mozione Franceschini la seconda puntata della sfida per la segreteria regionale    
Sul tema della sicurezza a volte qui abbiamo copiato i nostri avversari Le ronde democratiche non hanno portato voti    
Per alleanze, scelte e candidature ci siamo adeguati troppo alle decisioni calate dal vertice nazionale    

La sua scommessa è la stessa di Franceschini: ribaltare alle primarie di domenica il risultato dei congressi di circolo, dove è arrivato secondo con quasi il 30 per cento. Scommessa difficile, ma Emanuele Fiano, candidato alla segreteria lombarda del Pd in cordata con il leader uscente, dice di non disperare. Anche se il suo principale competitor, il bersaniano Maurizio Martina, ai congressi ha superato il 50 per cento dei voti. La prima frecciata è proprio per lui, il segretario regionale in carica: «Chiedo al popolo delle primarie di sostenermi perché io non mostrerò mai la minima subalternità culturale del Pd alla destra lombarda».
Così è stato finora il vostro partito: subalterno?
«Prendiamo il tema della sicurezza. In alcuni momenti sembrava avessimo accolto le tesi dei nostri avversari. Ricordo l´ormai famoso documento della direzione regionale in cui si parlava di "ronde democratiche", e anche il pattugliamento del territorio da parte di ex carabinieri proposto da Penati quando era presidente della Provincia: una scelta sbagliatissima, proprio perché culturalmente, prima ancora che politicamente, subalterna. E che tra l´altro non ci ha fatto guadagnare nuovi voti. Ecco, adesso abbiamo la possibilità di voltare pagina».
In Lombardia non siete messi benissimo.
«Sarebbe un errore pensare che qui non abbiamo mai vinto. Certo, siamo usciti malconci dalle ultime elezioni ma il centrosinistra in passato ha governato città e province e il Pd può ancora contare su amministratori locali che affrontano temi difficili, come la sicurezza, proponendo soluzioni radicalmente diverse da quelle della destra».
Per esempio?
«Penso al nostro sindaco di Pioltello: è riuscito a farsi dare da Maroni i soldi necessari per ristrutturare una cascina che ospita un numero ristretto di rom sottoposti a regole precise. Se l´obbligo di lavorare e di mandare i figli a scuola non viene rispettato, i rom li mandano via. Ma al contempo l´integrazione viene garantita, i servizi ci sono. Insomma, ci vuole un pensiero nostro, originale, nuovo. E non solo in tema di sicurezza».
E cioè?
«In questo momento di crisi dobbiamo essere al fianco dei lavoratori e delle imprese, che in Lombardia spesso coincidono perché i due terzi delle aziende ha da uno a due dipendenti. Ma dobbiamo guardare più lontano, indicare una strada per la ripresa e lo sviluppo diversa da quella imboccata dalla Regione. Per intenderci: il Pd che ho in mente deve avere l´ossessione dell´economia verde, una grande occasione da non perdere».
Nei congressi si è parlato molto dei rapporti con i vertici nazionali del Pd...
«C´è bisogno di una maggiore autonomia da Roma. Autonomia nelle scelte politiche, nelle alleanze. E nella selezione delle candidature: noi ci siamo troppo adeguati a quelle calate dall´alto, si possono benissimo fare le primarie anche per comporre le liste dei parlamentari, nonostante il "porcellum". È un mio impegno preciso, lo dico da parlamentare inevitabilmente cooptato grazie a questa pessima legge elettorale».
Primarie forever...
«Quelle per il candidato governatore dobbiamo farle entro dicembre, altrimenti siamo fuori tempo massimo. Primarie di coalizione, perché alle regionali non ci andiamo da soli».
Idee sul possibile candidato?
«Una sola, ma chiara: in assoluta discontinuità con Formigoni».
Il Pd lombardo troppo accondiscendente con il governatore, come dice Vittorio Angiolini, il suo concorrente che corre con la mozione Marino?
«Se non avessimo delle critiche da fare a chi ha guidato il partito finora, non ci saremmo candidati».
La critica più forte?
«Non aver fatto sentire a sufficienza la nostra voce nella regione più importante del Paese, e anche nei rapporti con il partito nazionale».
Anche questa è per Martina.
«Il segretario regionale del Pd deve essere un lombardo che parla di Lombardia ai lombardi, anche a costo di litigare con Roma».
© 2009 Emanuele Fiano