la Repubblica 20 settembre 2009 di IVAN BERNI
Fra sei mesi si andrà al voto per le elezioni regionali. Nei giorni scorsi Berlusconi, fra una maledizione e l´altra contro il complotto mondiale che si accanisce contro di lui, ha incoronato Roberto Formigoni come candidato governatore per il centrodestra. Per il "Celeste" si tratterebbe del quarto mandato: un ventennio alla guida del Pirellone, record assoluto nella storia patria. E da parte del centrosinistra, e di chiunque altro ambisca a sfidare il sempiterno Formigoni, silenzio tombale. Per dire, alla Festa democratica in corso in questi giorni a Lampugnano l´argomento è stato considerato così lontano e inattuale - o forse così scomodo - da non meritarsi nemmeno un dibattito.
L´alibi del Partito democratico per tanto disinteresse è il congresso in corso: finché il confronto fra mozioni e candidati alla segreteria non si sarà risolto è inutile, o persino dannoso, occuparsi di candidature ed elezioni. L´indicazione di alleanze, strategie e candidati spetterà al nuovo numero uno del partito in Lombardia e al nuovo leader nazionale, che il congresso sceglierà solo a fine ottobre e che, successivamente, le primarie dovranno confermare o disarcionare.
L´argomento del congresso ha una sua forza e nessuno può dire che il Pd, squassato dalle dimissioni di Veltroni, non avesse bisogno di un confronto politico interno vero, profondo e chiarificatore. Però non si può fare a pugni con la realtà e i suoi tempi: se fra sei mesi si vota i margini per la scelta del candidato da opporre al "governatore a vita", per dirla con Berlusconi, sono strettissimi e non possono attendere il percorso delle procedure. Paradossalmente, rispettando l´attuale tabella di marcia, le feste natalizie e il decalogo politically correct della consultazione con le altre forze politiche, nonché la necessità di primarie di coalizione per la scelta finale, potremmo avere il candidato ideale, sicuramente competitivo, verso la fine di marzo, a elezioni ormai passate.
Cos´ha intenzione di fare il Pd lombardo di fronte a questa incombenza? Intanto sarebbe buona cosa mettere in moto, parallelamente alla macchina congressuale, il dibattito sul futuro della Lombardia e sulle proposte del centrosinistra. Non si capisce, infatti, perché rimandare una discussione cruciale come questa alla fase post congressuale: non è forse far politica, affrontare qui e ora il tema delle infrastrutture, del lavoro, dell´energia e della green economy, dei diritti e dell´integrazione di un milione di immigrati residenti in regione, della qualità dell´ambiente e del consumo di suolo, dell´inquinamento atmosferico, della sanità, della sicurezza, della protezione degli anziani?
Il secondo, indispensabile, passaggio dovrebbe essere un´assunzione di responsabilità: il Pd, da principale forza di opposizione, dica forte e chiaro di essere indisponibile a una candidatura pro forma, di facciata, come lo sono state negli ultimi 15 anni quelle di Diego Masi, Mino Martinazzoli e Riccardo Sarfatti, personalità stimabili ma con le stimmate del perdente fin dalla loro presentazione. Al sessantaduenne Roberto Formigoni va opposto un candidato giovane: una donna o un uomo che sappiano interpretare lo spirito del tempo, impersonino una visione del futuro, rappresentino un investimento per gli elettori lombardi. È appena il caso di ricordare che nel 1995, quando Formigoni diventò per la prima volta presidente della Lombardia, in Russia regnava Eltsin, alla Casa Bianca c´era Clinton, Angela Merkel era ancora la segretaria di Helmut Kohl e Internet un giochino per qualche migliaio di impallinati di informatica.
Se il nome ancora non si può fare, perlomeno si dica chiaramente che il candidato non sarà un finto sfidante o una minestra riscaldata. Non è vero che le sconfitte sono tutte uguali: ci sono battaglie perdute che preparano la vittoria successiva. E qualche volta, se ben condotte, le battaglie impossibili riservano sorprese.
© 2009 Emanuele Fiano