26 Settembre 2009
Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento che vi accingete a votare costituisce l'epilogo di una vera e propria acrobazia costituzionale senza precedenti.
A fronte di errori valutativi di molte norme contenute nel decreto-legge n. 78 del 2009, cosiddetto anticrisi, di gravi conflitti insorti all'interno del Governo su diverse misure, in primis quelle relative alle norme sui poteri autorizzatori delle reti dell'energia, e soprattutto dei rilievi di incostituzionalità, informalmente ma tempestivamente e correttamente espressi dalla Presidenza della Repubblica, il Governo e la sua maggioranza, piuttosto che rimediare con la lettura che a fine luglio era in corso al Senato, decisero di intervenire con un successivo decreto correttivo, quello appunto che oggi stiamo esaminando.
Una grave forzatura costituzionale che si sostanziava in una vera e propria terza lettura operata dal Governo in house, per così dire, al solo scopo di non turbare il programma feriale della Camera dei deputati.
A fronte di errori valutativi di molte norme contenute nel decreto-legge n. 78 del 2009, cosiddetto anticrisi, di gravi conflitti insorti all'interno del Governo su diverse misure, in primis quelle relative alle norme sui poteri autorizzatori delle reti dell'energia, e soprattutto dei rilievi di incostituzionalità, informalmente ma tempestivamente e correttamente espressi dalla Presidenza della Repubblica, il Governo e la sua maggioranza, piuttosto che rimediare con la lettura che a fine luglio era in corso al Senato, decisero di intervenire con un successivo decreto correttivo, quello appunto che oggi stiamo esaminando.
Una grave forzatura costituzionale che si sostanziava in una vera e propria terza lettura operata dal Governo in house, per così dire, al solo scopo di non turbare il programma feriale della Camera dei deputati.
Il Senato, ancora una volta, veniva chiamato a ratificare con il voto di fiducia un testo blindato che poteva essere agevolmente emendato con qualche giorno in più di lavoro parlamentare. Invocando un unico, anche se alquanto diverso e circoscritto, precedente, fu varato questo decreto, che accoglieva la modifica delle più macroscopiche anomalie contenute nella legge n. 102 del 2009.
Ritenevamo, e in tal senso ci siamo espressi nelle Commissioni riunite 5a e 6a, che l'intervento correttivo avrebbe richiesto modificazioni più incisive, anche se il suo contenuto originario si muoveva ovviamente nella direzione indicata dalla Presidenza della Repubblica. Ritenevamo in particolare necessario modificare le norme sulla procedura di accertamento della responsabilità contabile dei pubblici amministratori, fortemente limitata dalle disposizioni approvate dalla Camera dei deputati.
Erano e sono rimaste immodificate le norme che introducono una sorta di sbarramento all'ingresso nell'esercizio dell'azione contabile avanti alle procure della Corte dei conti, prescrivendo la necessità di una notizia di danno specifica e precisa quale condizione di procedibilità. Uno sbarramento che inciderà su decine dì migliaia di procedimenti pendenti, essendo stata introdotta ex post la sanzione di nullità per gli atti istruttori e processuali sin qui compiuti a seguito di notizie di danno prive dell'iniziale carattere di specificità e precisione. Rimaneva e rimane l'ingiustificata sanzione di nullità degli atti e viene introdotta con questo decreto una misteriosa sostituzione dell'aggettivo "specifica" con l'aggettivo "concreta", con la conseguenza che le sezioni regionali della Corte dei conti passeranno i prossimi mesi e anni a parare i colpi delle difese sulle eccezioni di nullità e a stabilire se la notizia di danno è concreta o non è concreta, e ciò prima di avviare le attività di indagine.
Con il risultato finale di una fortissima limitazione del deterrente più incisivo all'uso distorto dei poteri pubblici, quello appunto della responsabilità contabile.
Sull'aspetto più controverso del provvedimento, quello dello scudo fiscale e dei connessi aspetti condonistici e penali è stato detto tutto ciò che c'èra da dire dalla presidente Finocchiaro e dagli altri colleghi che sono intervenuti. Mi limito a segnalare l'evoluzione del pensiero della maggioranza e del Governo. A fronte della certa incidenza della disposizione sull'inutilizzabilità dello scudo nei procedimenti anche penali e dei conseguenti profili di incostituzionalità autorevolmente rilevati, il Governo era intervenuto con l'unica modifica possibile, quella cioè dell'espressa esclusione dei procedimenti in corso.
Con una successione di testi emendativi esaminati dalle Commissioni di merito, la maggioranza, con l'espressa adesione del Governo, aveva dapprima addirittura esteso il beneficio dell'inutilizzabilità dello scudo a tutti i procedimenti penali, tentativo che è stato vanificato a seguito della nostra ferma opposizione nelle Commissioni la scorsa settimana, e successivamente è venuta assestandosi sulla norma oggi approvata in Aula. Non si può prevedere l'inutilizzabilità dello scudo nei processi penali pendenti?
Questo era il quesito e questa era la norma correttiva contenuta nel testo originario del decreto.
Allora eliminiamo i processi penali con un'estesa depenalizzazione di un numero consistente di reati, anche gravi, strumentali all'illecita esportazione di capitali all'estero e all'evasione delle imposte. Tutti i proclami del Ministro dell'economia nei mesi scorsi in base ai quali tutto sarebbe stato concordato in sede Ecofin e non sarebbero state percorse vecchie strade sul rientro dei capitali sono stati platealmente contraddetti. Il Presidente del Consiglio dichiarò a Bruxelles, il 20 marzo scorso, al termine del vertice dell'Unione Europea, che «l'Italia prenderà in considerazione l'ipotesi di ricorrere ad un nuovo scudo fiscale solo se la misura verrà messa in campo dall'Europa» e aggiungeva che «la misura non dovrà essere una semplice riedizione dei vecchi scudi del 2001 e del 2002».
Il 12 luglio scorso, il quotidiano «la Repubblica» pubblicò un articolo sullo scudo fiscale, sostenendo che vi era un piano del Governo per varare uno scudo contenente il condono per il falso in bilancio.
Il ministro Tremonti il giorno stesso rispose testualmente:
«L'articolo pubblicato da "la Repubblica" è totalmente falso». Ora è facile constatare che chi ha dichiarato pubblicamente il falso sono stati il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia.
Per una casualità, la norma è stata approvata nel giorno stesso del varo della legge finanziaria, ieri, in Consiglio dei ministri: una manovra vuota che registra il più grande peggioramento dei conti pubblici dal 1992 ad oggi. Neanche gli impegni finanziari minimali risultano rispettati con il testo approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che ci è stato anticipato dalle dichiarazioni del ministro Tremonti e del Presidente del Consiglio. Occorrono proroghe di incentivi vari vigenti da anni o di quelli più recentemente introdotti? Occorrono le risorse per i contratti del pubblico impiego?
Ci penseremo successivamente, magari con il decreto milleproroghe: questo ha dichiarato il Ministro dell'economia. E degli ulteriori fondi promessi per il terremoto in Abruzzo neanche l'ombra nella legge finanziaria, né in altri provvedimenti. La verità è quindi chiara: la politica economica e di bilancio del Governo e - certo - anche la crisi stanno portando il bilancio pubblico ad un passo dalla bancarotta. Non si spiega altrimenti l'utilizzo dei 525 milioni di euro che i terremotati abruzzesi dovrebbero, con larghissimo anticipo, riversare alle casse dello Stato per finanziare le misure anticrisi.
Una vergogna senza precedenti, aggravata dal fatto che la promessa di modifica della norma è rimasta a tutt'oggi inattuata, fino al voto contrario di oggi su un nostro specifico emendamento sul punto. Le sole risorse disponibili saranno quindi quelle che i furbi, con un robusto premio, metteranno - se ciò avverrà - a disposizione dello Stato.
Così si spiega l'anticipo della scadenza al 15 dicembre e l'indulto agli evasori e ai falsificatori di bilanci e fatture. Questa è la verità, signori del Governo e della maggioranza! Il combinato disposto delle misure del decreto corretto e di quello correttivo connotano la politica economica del Governo più di molte chiacchiere e proclami.
Il Parlamento è svilito, la Costituzione viene continuamente forzata, la politica economica del Governo ripercorre vecchie strade, cioè i condoni per tappare i buchi del bilancio pubblico.
Oltre che per questi motivi, la nostra valutazione sul decreto è di forte contrarietà per le ragioni che sono state ampiamente espresse.
E per evidenziare la nostra indignazione per il merito del provvedimento e per il metodo adottato per la sua approvazione, confermiamo la nostra decisione di non partecipare al voto. (Applausi dal Gruppo PD).
Ritenevamo, e in tal senso ci siamo espressi nelle Commissioni riunite 5a e 6a, che l'intervento correttivo avrebbe richiesto modificazioni più incisive, anche se il suo contenuto originario si muoveva ovviamente nella direzione indicata dalla Presidenza della Repubblica. Ritenevamo in particolare necessario modificare le norme sulla procedura di accertamento della responsabilità contabile dei pubblici amministratori, fortemente limitata dalle disposizioni approvate dalla Camera dei deputati.
Erano e sono rimaste immodificate le norme che introducono una sorta di sbarramento all'ingresso nell'esercizio dell'azione contabile avanti alle procure della Corte dei conti, prescrivendo la necessità di una notizia di danno specifica e precisa quale condizione di procedibilità. Uno sbarramento che inciderà su decine dì migliaia di procedimenti pendenti, essendo stata introdotta ex post la sanzione di nullità per gli atti istruttori e processuali sin qui compiuti a seguito di notizie di danno prive dell'iniziale carattere di specificità e precisione. Rimaneva e rimane l'ingiustificata sanzione di nullità degli atti e viene introdotta con questo decreto una misteriosa sostituzione dell'aggettivo "specifica" con l'aggettivo "concreta", con la conseguenza che le sezioni regionali della Corte dei conti passeranno i prossimi mesi e anni a parare i colpi delle difese sulle eccezioni di nullità e a stabilire se la notizia di danno è concreta o non è concreta, e ciò prima di avviare le attività di indagine.
Con il risultato finale di una fortissima limitazione del deterrente più incisivo all'uso distorto dei poteri pubblici, quello appunto della responsabilità contabile.
Sull'aspetto più controverso del provvedimento, quello dello scudo fiscale e dei connessi aspetti condonistici e penali è stato detto tutto ciò che c'èra da dire dalla presidente Finocchiaro e dagli altri colleghi che sono intervenuti. Mi limito a segnalare l'evoluzione del pensiero della maggioranza e del Governo. A fronte della certa incidenza della disposizione sull'inutilizzabilità dello scudo nei procedimenti anche penali e dei conseguenti profili di incostituzionalità autorevolmente rilevati, il Governo era intervenuto con l'unica modifica possibile, quella cioè dell'espressa esclusione dei procedimenti in corso.
Con una successione di testi emendativi esaminati dalle Commissioni di merito, la maggioranza, con l'espressa adesione del Governo, aveva dapprima addirittura esteso il beneficio dell'inutilizzabilità dello scudo a tutti i procedimenti penali, tentativo che è stato vanificato a seguito della nostra ferma opposizione nelle Commissioni la scorsa settimana, e successivamente è venuta assestandosi sulla norma oggi approvata in Aula. Non si può prevedere l'inutilizzabilità dello scudo nei processi penali pendenti?
Questo era il quesito e questa era la norma correttiva contenuta nel testo originario del decreto.
Allora eliminiamo i processi penali con un'estesa depenalizzazione di un numero consistente di reati, anche gravi, strumentali all'illecita esportazione di capitali all'estero e all'evasione delle imposte. Tutti i proclami del Ministro dell'economia nei mesi scorsi in base ai quali tutto sarebbe stato concordato in sede Ecofin e non sarebbero state percorse vecchie strade sul rientro dei capitali sono stati platealmente contraddetti. Il Presidente del Consiglio dichiarò a Bruxelles, il 20 marzo scorso, al termine del vertice dell'Unione Europea, che «l'Italia prenderà in considerazione l'ipotesi di ricorrere ad un nuovo scudo fiscale solo se la misura verrà messa in campo dall'Europa» e aggiungeva che «la misura non dovrà essere una semplice riedizione dei vecchi scudi del 2001 e del 2002».
Il 12 luglio scorso, il quotidiano «la Repubblica» pubblicò un articolo sullo scudo fiscale, sostenendo che vi era un piano del Governo per varare uno scudo contenente il condono per il falso in bilancio.
Il ministro Tremonti il giorno stesso rispose testualmente:
«L'articolo pubblicato da "la Repubblica" è totalmente falso». Ora è facile constatare che chi ha dichiarato pubblicamente il falso sono stati il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia.
Per una casualità, la norma è stata approvata nel giorno stesso del varo della legge finanziaria, ieri, in Consiglio dei ministri: una manovra vuota che registra il più grande peggioramento dei conti pubblici dal 1992 ad oggi. Neanche gli impegni finanziari minimali risultano rispettati con il testo approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che ci è stato anticipato dalle dichiarazioni del ministro Tremonti e del Presidente del Consiglio. Occorrono proroghe di incentivi vari vigenti da anni o di quelli più recentemente introdotti? Occorrono le risorse per i contratti del pubblico impiego?
Ci penseremo successivamente, magari con il decreto milleproroghe: questo ha dichiarato il Ministro dell'economia. E degli ulteriori fondi promessi per il terremoto in Abruzzo neanche l'ombra nella legge finanziaria, né in altri provvedimenti. La verità è quindi chiara: la politica economica e di bilancio del Governo e - certo - anche la crisi stanno portando il bilancio pubblico ad un passo dalla bancarotta. Non si spiega altrimenti l'utilizzo dei 525 milioni di euro che i terremotati abruzzesi dovrebbero, con larghissimo anticipo, riversare alle casse dello Stato per finanziare le misure anticrisi.
Una vergogna senza precedenti, aggravata dal fatto che la promessa di modifica della norma è rimasta a tutt'oggi inattuata, fino al voto contrario di oggi su un nostro specifico emendamento sul punto. Le sole risorse disponibili saranno quindi quelle che i furbi, con un robusto premio, metteranno - se ciò avverrà - a disposizione dello Stato.
Così si spiega l'anticipo della scadenza al 15 dicembre e l'indulto agli evasori e ai falsificatori di bilanci e fatture. Questa è la verità, signori del Governo e della maggioranza! Il combinato disposto delle misure del decreto corretto e di quello correttivo connotano la politica economica del Governo più di molte chiacchiere e proclami.
Il Parlamento è svilito, la Costituzione viene continuamente forzata, la politica economica del Governo ripercorre vecchie strade, cioè i condoni per tappare i buchi del bilancio pubblico.
Oltre che per questi motivi, la nostra valutazione sul decreto è di forte contrarietà per le ragioni che sono state ampiamente espresse.
E per evidenziare la nostra indignazione per il merito del provvedimento e per il metodo adottato per la sua approvazione, confermiamo la nostra decisione di non partecipare al voto. (Applausi dal Gruppo PD).




