Non avrei tradotto, seppur sicuramente con qualche strafalcione linguistico, questa nota di Yves Meny, Presidente dell’Istituto universitario di Firenze, dedicata alla situazione del Partito Socialista francese, pubblicata il 18 agosto, sul più importante quotidiano della Francia dell’Ovest, se non lo avessi trovato straordinariamente adattabile anche ad alcuni problemi del PD italiano.
Su alcune cose come le regole della scelta del leader, noi siamo avanti, ma non c’è dubbio che molte delle sfide che nel pezzo si pongono, sono anche le nostre; leadership, visione del mondo, programma, alleanze.
Non tutto sarà risolto certo dalla competizione interna. Anzi, parlare troppo di noi, non ci fa bene, il congresso dovrà anzi essere obbligatoriamente sul futuro dell'Italia, non sul futuro delle nostre singole carriere.
Sapere di avere partiti con problemi analoghi, in paesi vicini, può non essere molto d’aiuto, ma aiuta a comprendere la portata globale dei problemi reali con i quali si confrontano l’Italia, l’Europa e il mondo e la portata quindi della responsabilità che ciò comporta per chi come noi crede, percepisce, che un ciclo storico delle forze progressiste si sia concluso, ma che contemporaneamente la destra italiana non è in grado di affrontare e risolvere questi problemi.


“Le quattro sfide.
Il Partito... è all’opposizione, e come tale aspira a vincere le elezioni future e a governare. Ma per far ciò dovrà affrontare e risolvere quattro sfide. Sulla prima si concentra oggi tutta l’attenzione: è la questione della leadership: Un partito moderno non può sperare di vincere senza un leader carismatico, e questo è ancora di più vero se vige un sistema elettorale presidenziale. Il Partito ... deve trovare la soluzione mettendo in campo regole di selezione ed elezione del leader. Ma rischia di non riuscire ad evitare due trappole, quello della dissociazione tra il posto di segretario e quello di candidato Presidente, e quello della divergenza quasi strutturale tra le preferenze dei militanti e le preferenze degli elettori: i primi preferiscono candidati più radicali, anche se le elezioni si vincono al centro.

La seconda sfida è quella dell’ideologia, o piuttosto della “visione del mondo” che il Partito intende proporre. Il dramma del Partito... è che quasi tutti i giorni, esso è reattivo piuttosto che anticipatore. E questa carenza è quasi genetica. (...) Più recentemente e con molto ritardo, esso è stato spinto controvoglia, verso la socialdemocrazia, esattamente nel momento in cui essa si sgonfia in tutta Europa, a causa della globalizzazione. E su questo punto il Partito è ancora in ritardo. Mentre dovrebbe invece condurre una battaglia di avanguardia nei confronti di un fenomeno ineluttabile, che dovrebbe inspirare una riflessione sui cambiamenti che implica, per la sinistra, questa radicale trasformazione del mondo.

La terza sfida, quella del programma, deriva ovviamente dalla seconda. Essere all’opposizione presenta perlomeno un vantaggio, quello di avere il tempo per spiegare cambiamenti e riforme che sono a volte difficili. Il Partito deve ritrovare l’ispirazione che non avrebbe mai dovuto perdere: quella di un partito riformatore che prepara gli elettori, ai cambiamenti necessari, invece di rimanere incantato dalle sirene gauschiste e dalle pesantezze corporativiste. Collegati ad un elettorato sempre più anziano, concentrato nel settore pubblico e tra i pensionati. Il P... non può più essere soltanto il Partito... della redistribuzione e della spesa pubblica. Sopratutto non potrà più essere soltanto un partito di protesta, incapace di proporre un’alternativa credibile.

Infine la quarta sfida é quella delle alleanze. Il Partito non può governare da solo e lo deve ammettere pubblicamente. L’alleanza con l’estrema sinistra è il bacio della morte, come suggerisce la sfortunata esperienza di Prodi in Italia. L’alternativa è semplice sulla carta; non restano che i centristi, e/o gli ecologisti, come partner; una scelta che il Partito non sembra pronto a fare se non come scelta di alleanza al secondo turno. Dunque il partito ha bisogno rapidamente di chiarire le sue posizioni; senza di ciò, esso resterà per un lungo periodo, il Partito dei Sindaci e dei bravi amministratori locali, il Partito della nostalgia degli anni 80. Il Partito non avrà futuro se non affronterà queste quattro fatiche d’Ercole. E tutto indica che il cammino sia ancora lungo.”

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