Due operai su di una gru nel cantiere della nuova sede della regione Lombardia a Milano. Sono saliti stamattina alle 2,30, la loro azienda non vuole firmare non so perché la procedura di cassa integrazione. Il giudice quindi l’ha bloccata, entro oggi se non arriva la firma in 22 rimangono disoccupati. Li ascolto, chi parla dalla gru lavora in azienda da 22 anni, anni fa la loro azienda è stata comprata da una compagnia dell’Arabia Saudita. A casa 2, 3 bambini, mogli, mutui, prestiti.
Per far contenti i miei numerosi lettori leghisti o pdellini, per dare ascolto ala loro sete di polemica contro di me o contro di noi, potrei parlare, per contrasto, delle foto straordinarie della tenuta che pare il Cav, voglia comprare in Toscana per qualche decina di milioni di euro; ma sarebbe una solenne stupidata farlo, un regalo al populismo inconcludente e demagogico che non aiuterebbe gli operai sulla gru e nessun altro in Italia. Il problema come penso da tempo non è Berlusconi o i suoi comportamenti, il problema sono le soluzioni che possiamo offrire noi ai problemi.
Arrivano i temuti dati Istat: ”Scendono i redditi, diminuiscono i risparmi, cala il potere d’acquisto. La fotografia scattata dall’Istat racconta gli effetti dannosi della crisi sulle famiglie italiane. Il reddito disponibile in valori correnti è diminuito del 2,8% rispetto all’anno scorso: è il dato più alto dagli anni Novanta, quando l’Istat ha iniziato a monitorare il fenomeno. E il potere d’acquisto (cioè, il valore reale dl reddito) è sceso del 2,6% rispetto all’anno scorso. Con meno soldi nel portafogli, gli italiani spendono anche di meno: i consumi sono diminuiti dell’1,9% rispetto al 2008. Ai minimi storici anche la propensione al risparmio (il rapporto tra risparmio lordo e reddito disponibile lordo), scesa nell’ultimo anno dello 0,7% per piombare negli ultimi tre mesi del 2009 al 14%. In picchiata anche il tasso di investimento delle famiglie, sceso all’8,8% (meno 0,7% rispetto all’anno scorso), a causa della riduzione degli investimenti (-2,2% rispetto al 2008).”

Per nulla strano, ma cercando su internet ho trovato le dichiarazioni di Confcommercio di due anni fa che sono sostanzialmente identiche :”  Le famiglie italiane nel 2008 spenderanno meno. Stringeranno la cinghia se si tratterà di mangiare fuori casa, per i viaggi o per il tempo libero. La sensazione di impoverimento è ai massimi da 20 anni, lo dice Confcommercio nel suo Rapporto sui Consumi in Italia. Consumi che sono al palo al momento e - cosa più grave - «non si ravvisano chiari segnali di un'inversione di tendenza nel prossimo futuro».
«Per rilanciare i consumi - dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli - non c'è altra strada se non quella di ridurre la spesa pubblica e abbassare le tasse». La situazione attuale «che stiamo vivendo ora rende difficile questa operazione, per questo chiediamo alla politica una risposta responsabile e tempestiva».Le prospettive quindi non sono per niente rosee, sia per i commercianti che per le famiglie italiane. Infatti, dopo la crisi delle Borse, «peggiori risultano le previsioni per il 2008, periodo nel quale si faranno sentire pienamente gli effetti depressivi della riduzione del valore degli immobili» e lo sviluppo della spesa reale delle famiglie residenti dovrebbe rallentare attestandosi all'1,3% per poi risalire nell'anno successivo.“

Non so se fosse vero, ma nelle parole del centro studi di confcommercio si comunicava una speranza di risalita per l’anno a venire, che è poi miseramente fallita, come del resto le previsioni di crescita economica.

Ora, la crisi è palese a tutti, nessuno la può nascondere, le peggiori previsioni degli analisti si sono avverate; ma io stento a vedere il disegno di una rinascita, di una missione per questo paese, di una strada specifica di crescita, che salvaguardi alcuni settori, ne sviluppi altri, ne incentivi i più competitivi. Stento a vedere una vera lotta alle lobby che bloccano lo sviluppo in questo paese, alle corporazioni che lo vogliono controllare, agli ordini professionali che condizionano la carriera dei giovani professionisti, mi manca la sensazione di un paese, che sceglie di cambiare marcia, che riapre una strada che va oltre i soliti assetti di potere dei pochi che controllano il capitalismo nostrano. E guardate io non sto parlando solo della destra o della Lega, questi difetti li vedo a trecentosessanta gradi, vedo un paese piegato, dove è difficile lavorare, studiare, andare avanti, riuscire. Eppure gli italiani vanno avanti, sopravvivono sempre, anche quando lo stellone non si vede, ce la faranno anche questa volta, è certo. Mi auguro che non pensino però che per riprendersi basterà mandare via qualche migliaio di clandestini, o preferire in Lombardia i professori lombardi, come propongono oggi i leghisti, o i giudici lombardi come proponevano ieri. Negli Stati Uniti il primo Presidente nero, di un paese che è un miscuglio di colori, con la testa piena di problemi giganteschi da risolvere, primo tra i quali la nostra stessa crisi cento volte più grande, ha lottato un anno per la più grande riforma sociale americana degli ultimi 50 anni, quella per la sanità pubblica, e ce l’ha fatta. Onore alla sua forza e perseveranza e coraggio. Ecco mi manca questo, la forza degli uomini che sanno cosa vogliono cambiare, dove è la luce in fondo al tunnel, e vanno avanti, con qualsiasi tempo o clima o intemperie, perché hanno scelte dove portare la loro nave, e la arriveranno prima o poi. Senza paura, senza interessi personali, senza falsità.

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