30 Dicembre 2009
Nodi difficili e invecchiati da troppi anni... il Paese è a rischio
Buon anno!
In realtà esattamente cosa si nasconde dietro questo augurio che tra poco in qualche miliardo ci rivolgeremo l’un l’altro? Cosa esattamente intendiamo per noi stessi quando ci auguriamo di avere un buon anno? Cos’è buono? La salute in genere rispondiamo tutti, poi la sicurezza economica, per sé e per la propria famiglia, il che vuol dire lavoro, sicurezza del lavoro, sicurezza della casa, etc. etc.
Ma ci sono valori collettivi che ci auguriamo per tutti insieme? Penso di sì, la pace per esempio penso che sia uno di questi, dentro l’Italia e fuori, cioè assenza di terrorismo interno ed internazionale e pace tra le nazioni. Fin qui diranno i miei tredici lettori, banalità; il difficile viene dopo, nella verifica di quali siano le cose meno condivise che ci auguriamo. Io per esempio penso che in Italia sia in aumento un rischio di razzismo, e che noi dobbiamo augurarci di sconfiggerlo finché questo è un rischio moderato, oppure penso che la corruzione sia un problema grave nell’amministrazione e nella politica e ho l’impressione che la guardia non sia sempre alta come un tempo e che bisogna rialzarla, poi penso che in Italia ci sia un risveglio di cose in qualche modo legate a fenomeni di terrorismo interno ed esterno; bomba della caserma Santa Barbara a Milano, bombe dell’Università Bocconi a Milano e pacco bomba a Gradisca, finta bomba con innesco alla Malpensa; e che questi siano segnali che vanno bene interpretati, anche se non sono connessi tra loro, per chiarirci se siamo di fronte ad un risveglio di strategia della tensione, o se invece si tratti di episodi minori, non collegati e che non devono preoccuparci.
E su questo punto io mi auguro che finisca la mistificazione che qualcuno veicola, e cioè che tutto sarebbe figlio del medesimo e presunto clima di odio, di origine politica, che starebbe alla base anche dell’aggressione, da condannare senza se e senza ma come ha fatto Bersani, realizzata dal Tartaglia nei confronti di Berlusconi. Quell’episodio è grave, non va sottovalutato e va condannato, ma io mi auguro che sapremo valutarlo per quello che è senza perdere di vista l’analisi del perché qualcun altro va in giro in questo momento in Italia, lasciando bombe o finte bombe, e facendoci tutti preoccupare.
Tutti questi auguri si convogliano poi, per uno che fa il mio lavoro, in una serie di appunti di lavoro per la politica; la quale spesso traduce il tutto nella necessità di una nuova stagione di riforme. Parolina magica quanto ambigua. Che cosa serve che riformiamo? In generale l’augurio è che si riesca a riavvicinare la velocità di reazione della politica alle esigenze dei cittadini alle prese con miriadi di problemi. Per questo una riforma della giustizia, per tutti, non per uno, che sia capace di abbreviare i tempi della giustizia, fornendo nuovi mezzi alla Magistratura e semplificando dove si può, ma non una riforma che annulli processi fondamentali, come sarebbe nel caso dell’approvazione della cosiddetta legge per il processo breve, è una riforma auspicabile. Per questo una riforma costituzionale che dimezzi il numero dei parlamentari e mantenga una sola Camera legislativa, e quindi abbrevi il tempo di approvazione delle leggi, ma non ci trascini verso il presidenzialismo monocratico, è augurabile per tutti, perché alla fine porterebbe benefici ai cittadini, non certo alla Casta.
Ecco, i temi non mancano, gli auguri che ci possiamo fare abbondano, e vanno dalle questioni personali a quelle collettive. Insomma gli Affari Italiani, come direbbe il direttore..., sono tutti sul tavolo, nodi difficili e invecchiati da troppi anni, ma che se non risolviamo rischiano di azzoppare questo Paese, auguriamoci di risolverne almeno un pochino. Auguri cari.
Buon anno!
In realtà esattamente cosa si nasconde dietro questo augurio che tra poco in qualche miliardo ci rivolgeremo l’un l’altro? Cosa esattamente intendiamo per noi stessi quando ci auguriamo di avere un buon anno? Cos’è buono? La salute in genere rispondiamo tutti, poi la sicurezza economica, per sé e per la propria famiglia, il che vuol dire lavoro, sicurezza del lavoro, sicurezza della casa, etc. etc.
Ma ci sono valori collettivi che ci auguriamo per tutti insieme? Penso di sì, la pace per esempio penso che sia uno di questi, dentro l’Italia e fuori, cioè assenza di terrorismo interno ed internazionale e pace tra le nazioni. Fin qui diranno i miei tredici lettori, banalità; il difficile viene dopo, nella verifica di quali siano le cose meno condivise che ci auguriamo. Io per esempio penso che in Italia sia in aumento un rischio di razzismo, e che noi dobbiamo augurarci di sconfiggerlo finché questo è un rischio moderato, oppure penso che la corruzione sia un problema grave nell’amministrazione e nella politica e ho l’impressione che la guardia non sia sempre alta come un tempo e che bisogna rialzarla, poi penso che in Italia ci sia un risveglio di cose in qualche modo legate a fenomeni di terrorismo interno ed esterno; bomba della caserma Santa Barbara a Milano, bombe dell’Università Bocconi a Milano e pacco bomba a Gradisca, finta bomba con innesco alla Malpensa; e che questi siano segnali che vanno bene interpretati, anche se non sono connessi tra loro, per chiarirci se siamo di fronte ad un risveglio di strategia della tensione, o se invece si tratti di episodi minori, non collegati e che non devono preoccuparci.
E su questo punto io mi auguro che finisca la mistificazione che qualcuno veicola, e cioè che tutto sarebbe figlio del medesimo e presunto clima di odio, di origine politica, che starebbe alla base anche dell’aggressione, da condannare senza se e senza ma come ha fatto Bersani, realizzata dal Tartaglia nei confronti di Berlusconi. Quell’episodio è grave, non va sottovalutato e va condannato, ma io mi auguro che sapremo valutarlo per quello che è senza perdere di vista l’analisi del perché qualcun altro va in giro in questo momento in Italia, lasciando bombe o finte bombe, e facendoci tutti preoccupare.
Tutti questi auguri si convogliano poi, per uno che fa il mio lavoro, in una serie di appunti di lavoro per la politica; la quale spesso traduce il tutto nella necessità di una nuova stagione di riforme. Parolina magica quanto ambigua. Che cosa serve che riformiamo? In generale l’augurio è che si riesca a riavvicinare la velocità di reazione della politica alle esigenze dei cittadini alle prese con miriadi di problemi. Per questo una riforma della giustizia, per tutti, non per uno, che sia capace di abbreviare i tempi della giustizia, fornendo nuovi mezzi alla Magistratura e semplificando dove si può, ma non una riforma che annulli processi fondamentali, come sarebbe nel caso dell’approvazione della cosiddetta legge per il processo breve, è una riforma auspicabile. Per questo una riforma costituzionale che dimezzi il numero dei parlamentari e mantenga una sola Camera legislativa, e quindi abbrevi il tempo di approvazione delle leggi, ma non ci trascini verso il presidenzialismo monocratico, è augurabile per tutti, perché alla fine porterebbe benefici ai cittadini, non certo alla Casta.
Ecco, i temi non mancano, gli auguri che ci possiamo fare abbondano, e vanno dalle questioni personali a quelle collettive. Insomma gli Affari Italiani, come direbbe il direttore..., sono tutti sul tavolo, nodi difficili e invecchiati da troppi anni, ma che se non risolviamo rischiano di azzoppare questo Paese, auguriamoci di risolverne almeno un pochino. Auguri cari.




