Quando finisce un anno è un po’ come quando finisce un amore, non sai se ricordare le cose belle o le cose brutte. Per me l’anno si racchiude in 48 ore. Due episodi sullo stesso argomento che racchiudono un arco molto vasto di possibilità.

Dicembre 2009. Un calzolaio di un viale di Roma mi sciocca; l'aggressione a Berlusconi è del giorno prima, lui conosce le mie idee e mi dice: “se l’è cercata, in fondo una bottarella non sta poi così male, qualcuno doveva fargli capire che esagera”.
Ecco per me l’anno politico finisce li, con una cosa brutta, con il pensiero che l’idea malata che in fondo un po’ di violenza contro gli avversari, anche in democrazia, non guasti, sia penetrata nel pubblico vasto, che sia diventato un modo possibile di reagire all’avversione per Berlusconi.
No, gli dico (e giuro che è successo!) quello che lei mi dice per me è una sconfitta, la violenza non ha mai vinto, non ha mai portato da nessuna parte, la violenza è male. Non importa chi sia che la attua e chi sia che la riceve. Certo se non fossimo in pace sarebbe un’altra storia, ma non è così.

Dicembre 2009, il nuovo segretario del PD, Pierluigi Bersani, va a trovare Berlusconi in ospedale al San Raffaele, “e’ una cosa normale”, dirà poi in un’intervista. E ha ragione, è normale, e lui ha fatto gran bene, ma è il paese che ancora non è normale.

In mezzo c’è stato molto.
Crisi del PD, dimissioni di Veltroni il 17 Febbraio, ad esattamente un anno dalle sue dimissioni da sindaco, Veltroni fa capire molto bene che se ne va per l’ostilità interna al Partito, non tanto o non solo per i risultati delle varie elezioni; a Gennaio è l’inizio della polemica di Fini contro il Governo e l’ennesima fiducia il 13 Gennaio 2009, poi arriva la discussione al Senato sul testamento biologico, si vota il trattato di amicizia con la Libia, io sarò uno dei dissidenti dal gruppo che non voterà a favore.
Ho difficoltà a mentire a me stesso, in Libia non si rispettano i diritti umani, non c’è una democrazia, non vedo come si possano accettare rapporti paritetici.

Intanto alla Camera ci prendono le impronte digitali, interrompendo così per sempre la pratica incivile dei “pianisti”.
Il 21 Febbraio, l’Assemblea del PD a stragrande maggioranza elegge Dario Franceschini nuovo segretario, Dario fa un bel discorso e affronta le prime settimane con molta decisione, incalzando il Governo.

Marzo è il mese di Genchi, il perito che per le Procure di mezza Italia ha ricostruito centinaia di migliaia di incroci telefonici, lo ascoltiamo per ore al Comitato di controllo dei servizi di sicurezza, non posso raccontare nulla, ma ne traggo una fotografia del Paese.
Aprile è il mese della lettera di Veronica già in Berlusconi, del suo chiedere aiuto per il marito malato, e delle parole che riguardano Noemi Letizia, diciottenne da Casoria alla cui festa partecipa il Premier.
Lo stesso partecipa anche ad una celebrazione ad Onna per il 25 Aprile, nei luoghi appena straziati dal terremoto.
Maggio è anche il mese in cui con il voto della Camera si istituiscono le ronde. Non mi sembra che abbiano fatto molto successo. Ne hanno anche tolto il finanziamento.

Giugno elezioni, il PD non smobilita, 26 per cento, non un successo, non l’estinzione, in Lombardia siamo spianati.
Il gossip su Berlusconi impazza, ma io non sono appassionato, piuttosto trovo incredibile che un premier non risponda a specifiche domande della stampa. In un altro paese, sarebbe andata diversamente.
Parte il Congresso PD, io mi schiero con Franceschini. Il percorso finirà a Ottobre con l’elezione di Bersani segretario.
Nel frattempo è cresciuta moltissimo la fronda finiana, che si è esplicitata nelle proposte di legge sulla cittadinanza, e sul diritto di voto, e in continue polemiche e puntualizzazioni.
Nel corso di tutto l’anno, la crisi ha contrassegnato la vita di moltissimi italiani, e le fabbriche occupate, i tetti e le manifestazioni hanno contrassegnato questa crisi violenta. La politica invece appare troppo spesso interessata solo a se stessa.

Il Generale inverno ci porta neve, ma purtroppo anche l’aggressione a Berlusconi, da parte di uno squilibrato.
Il Pdl con Cicchitto tenta l’accusa di mandanti morali a tutta la sinistra e a molta stampa.
Ma nel Paese non mi pare faccia presa. (Con Feltri e Belpietro sì!).

La tensione è a mille, e le bombe della Bocconi e di Gradisca non rasserenano.
Poi dopo lo spavento e la tensione, forse proprio il gesto di Bersani, riapre una porticina.
Chissà dove ci porterà, speriamo non ad un inciucio, ma al dialogo sì.
Dialogare su ciò che serve per il Paese è un obbligo, per rispondere a chi pensa ad altre soluzioni, per rispondere a chi pensa che servano leggi per una persona sola. Noi pensiamo al Paese, senza se e senza ma.

Auguri.
Emanuele Fiano

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