Quando finisce un anno è un po’ come quando finisce un amore, non sai se ricordare le cose belle o le cose brutte. Per me l’anno si racchiude in 48 ore. Due episodi sullo stesso argomento che racchiudono un arco molto vasto di possibilità.

Dicembre 2009. Un calzolaio di un viale di Roma mi sciocca; l'aggressione a Berlusconi è del giorno prima, lui conosce le mie idee e mi dice: “se l’è cercata, in fondo una bottarella non sta poi così male, qualcuno doveva fargli capire che esagera”.
Ecco per me l’anno politico finisce li, con una cosa brutta, con il pensiero che l’idea malata che in fondo un po’ di violenza contro gli avversari, anche in democrazia, non guasti, sia penetrata nel pubblico vasto, che sia diventato un modo possibile di reagire all’avversione per Berlusconi.
No, gli dico (e giuro che è successo!) quello che lei mi dice per me è una sconfitta, la violenza non ha mai vinto, non ha mai portato da nessuna parte, la violenza è male. Non importa chi sia che la attua e chi sia che la riceve. Certo se non fossimo in pace sarebbe un’altra storia, ma non è così.

Dicembre 2009, il nuovo segretario del PD, Pierluigi Bersani, va a trovare Berlusconi in ospedale al San Raffaele, “e’ una cosa normale”, dirà poi in un’intervista. E ha ragione, è normale, e lui ha fatto gran bene, ma è il paese che ancora non è normale.

In mezzo c’è stato molto.

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Due lucine bianche. Due sole lucine bianche. I colleghi Granata e Angela Napoli, si astengono. E' la votazione del 9 dicembre 2009, alla Camera dei Deputati si decide del futuro dell'On. Cosentino, su cui pende la richiesta di arresto che la Procura della Repubblica ha inviato alla Camera; sulla richiesta di arresto, voto segreto, la maggioranza vota compatta, insieme a moltissimi voti dell'UDC e del gruppo misto. Ma al pomeriggio sulle mozioni delle minoranze che chiedono le dimissioni di Cosentino dal governo, oltre ai voti di PD, IDV, UDC e di alcuni del gruppo misto, per la prima volta ci sono due astensioni nel PDL, due fedelissimi di Fini ovviamente. Domanda, quelle due lucine bianche, sono l'inizio di una rottura politica?
Sono il germe di una ipotesi che porta verso un nuovo scenario? Si va verso elezioni anticipate, come ipotizzava giovedì Affari Italiani?

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Da anni ogni governo che viene eletto, rischia di implodere o esplodere prima della giusta scadenza. E' capitato a Berlusconi con la lega nel 94, a Prodi nel 98, poi a D'Alema l'anno dopo, poi di nuovo a Berlusconi che ha resistito ma ha logorato il rapporto con Casini tra il 2001 e il 2006, poi di nuovo a Prodi nel 2008 caduto per problemi di maggioranza; ora accade che appaiano molto tesi, per dirla con un eufemismo, i rapporti interni tra esponenti della maggioranza. Fini, Brunetta, Tremonti, Calderoli, non appaiono sempre appartenere alla medesima maggioranza, se guardiamo le loro dichiarazioni, ma io non voglio cadere nella demagogia ipotizzando la caduta di questo governo; la maggioranza reggerà, ma la precarietà delle istituzioni repubblicane, rimane.

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Difficile ricordare un momento più complicato della vita di Silvio Berlusconi. Processi, pentiti, alleati, l’insieme di questi fattori difficilmente può lasciare tranquillo il Cavaliere. E il Transatlantico risente di questo clima, i capannelli di pidiellini sono più del normale, alcuni noti finiani si aggirano un po’ isolati, frotte di giornalisti cercano si strappare nuovi commenti alle esternazioni del Presidente della Camera, gli uomini e le donne del nuovo corso di Bersani nel PD, si interrogano sul futuro del governo, scommettendo che non cadrà, i leghisti ostentano imperturbabilità, i deputati IDV organizzano la manifestazione del 5 Dicembre, i centristi gongolano; di loro ci sarà sempre bisogno, pensano

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Emanuele Fiano a Varese per illustrare la sua candidatura alla segreteria regionale. La mozione Franceschini si qualifica per l'apertura alla società civile e la chiarezza

Franceschini a Varese“Vogliamo un partito aperto, che capisca i reali problemi della gente, che garantisca autonomia decisionale e di azione ai circoli territoriali. Un partito dove abbiano peso gli iscritti, i volontari militanti ma anche i cittadini, che hanno diritto di trovare spazi di coinvolgimento nelle forme che preferiscono e soprattutto di votare nelle primarie per eleggere i candidati alle cariche di sindaco, presidente della provincia, presidente della regione…”.
Emanuele Fiano (deputato PD e attualmente candidato alla segreteria lombarda del partito per la mozione Franceschini), il sen Paolo Rossi (coordinatore provinciale dei democratici a sostegno della riconferma dell’attuale segretario nazionale), i giovanissimi Giovanni Meroni e Marco Regazzoni, la ex preside della “Media Pellico” Margherita Giromini, arrivata al PD proprio grazie allo spazio offerto a chi non è militante, la consigliera provinciale Luisa Oprandi vedono questo modello di partito nel programma di Dario Franceschini.
"La Lombardia è attualmente interessata dalla pesantezza di una crisi che sta facendo falcidie di posti di lavoro, di stabilità familiare, di garanzia economica. Moltissime delle nostre aziende sono composte da una o due persone o sono a conduzione familiare - sostiene Fiano nel suo progetto di PD lombardo – e questo significa che la crisi, la eventuale chiusura, la diminuzione della produttività coincidono inevitabilmente con la caduta a picco di intere famiglie. Non possiamo non pensare che un partito debba essere in grado di capire la particolare e specifica situazione del territorio, trovare soluzioni ragionevoli e praticabili, aver soprattutto autonomia per farlo."

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© 2009 Emanuele Fiano